Chiesa di Santa Maria Maggiore

Di origine antica, la Chiesa di Santa Maria Maggiore fu ricostruita e le fu aggiunto l’appellativo Maggiore per distinguerla da un’altra chiesa anch’essa dedicata alla Vergine.

La chiesa di Santa Maria Maggiore, di antica origine, fu fatta ricostruire nel secolo XI da Leone Garganico, arcivescovo di Siponto e di Monte Sant’Angelo, il quale le aggiunse l’appellativo Maggiore, per distinguerla da un’altra chiesa di Siponto anch’essa dedicata alla Vergine: probabilmente la volontà del vescovo di trasferire sulla montagna dell’Arcangelo la lontana eco della cattedrale sipontina almeno per quel che si pensa dell’originaria tessitura della facciata, che si vuole riecheggiata in quella attuale.

L’interno a pianta basilicale latina, è diviso in tre navate, con la centrale coperta da una volta a semibotte. I capitelli dei pilastri sono istoriati con motivi ornamentali e figure grottesche. Le pareti sono decorate da resti di pitture di gusto bizantineggiante con raffigurazioni di Angeli e Santi.

Al tempo della reggenza di Costanza d’Altavilla, madre di Federico II di Svevia, si intraprese la ristrutturazione globale della chiesa innestando le prime esperienze sveve sul robusto ceppo del romanico di Capitanata. A conclusione dei lavori, che iniziarono nel 1198, fu realizzato il nuovo prospetto che presumibilmente conservò il ricordo dell’impaginazione originaria, arricchendosi però di un esuberante portale dotato di un protiro pensile poggiato su grifi ed esaltato da una particolare dovizia di pregevoli ornati.

Dalle caratteristiche del portale, emerge che intercorrevano degli stretti rapporti culturali tra la Capitanata e l’Abruzzo, filtrati probabilmente dalla presenza del vicino monastero di Pulsano; nonchè le connessioni con esperienze dell’area occidentale della Francia e con la produzione gerosolimitana.

Di caratteristica tipicamente bizantina è la prima stesura degli affreschi di S. Maria, fedeli, nelle effigi dell’Arcangelo Michele, di San Francesco e dei Santi vescovi, e nella scena dell’Annunciazione, a consuetudini largamente diffuse in Capitanata nel corso del Duecento, se non oltre. L’immagine di san Francesco affrescata in Santa Maria Maggiore fu una tra le più antiche conosciute nella regione, in omaggio a quella tradizione secondo la quale il Santo visitò il santuario nel 1216, imprimendo in un sasso la croce a tau prima di entrare nella grotta, a ricordo della sua umile preghiera.

 

Portale di Santa Maria Maggiore

Un’iscrizione sovrastante il timpano del sontuoso portale della chiesa di Santa Maria Maggiore ci informa che nel 1198, quando regnava Costanza d’Atavilla con suo figlio Federico II di Svevia, un sacerdote di nome Benedetto diede inizio alla costruzione della fabbrica in onore della Vergine. Non necessariamente tale data si riferisce al portale, che potè essere realizzato solo a conclusione dei lavori della facciata, o almeno a prospetto impostato.

Stilisticamente infatti ci troviamo di fronte a caratteristiche del tardoromanico, tipico del Duecento maturo: decorazioni esuberanti, contraddistinte da una certa durezza di intaglio e dall’iterazione meccanica di un repertorio decorativo diffuso.

Nella lunetta, insieme alla Madonna in trono ed a due angeli, furono raffigurate anche due figure adoranti, nelle quali si sono voluti riconoscere l’imperatrice Costanza ed il sacerdote Benedetto II, probabile committente della ricostruzione dell’edificio citato nell’iscrizione.

Le sculture del portale, al pari di quelle delle mensole del cornicione e degli spioventi della chiesa, documentano gli stretti rapporti intercorsi tra Capitanata e Abruzzo tra XII e XIII secolo, mediati forse da Pulsano.

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